Copenhagen (Danimarca), 10 giugno 2009 – I risultati dell’indagine Results from the Rheumatoid Arthritis: Insights, Strategies & Expectations (RAISE) condotta su oltre 500 pazienti affetti da artrite reumatoide (AR) rivelano che la maggior parte avverte regolarmente dolore (79 per cento), astenia (67 per cento) e rigidità articolare (57 per cento) nonostante la terapia in corso, mentre più della metà (51 per cento) sente che la malattia condiziona la loro vita. In aggiunta, un terzo degli intervistati crede che non si possa fare nulla per arrestare l’evoluzione della malattia. I risultati dell’indagine sono stati presentati con un poster al Congresso annuale di Reumatologia della European League Against Rheumatism (EULAR), a Copenhagen.
L’indagine RAISE fa luce sui bisogni non soddisfatti dei pazienti con AR relativamente al rapporto medico/paziente e al supporto che il paziente si aspetta dal medico, alle preferenze relative al trattamento e alle questioni riguardanti la qualità di vita. I risultati sono stati presentati per la prima volta in una tavola rotonda cui hanno preso parte diversi reumatologi europei di spicco e rappresentanti delle associazioni dei pazienti più importanti di Germania, Gran Bretagna, Italia, Spagna e Svezia. L’indagine è stata commissionata da Schering-Plough e realizzata da un istituto di ricerche demoscopiche pubblico e indipendente.
«L’artrite reumatoide è una malattia invalidante che ha un impatto significativo sulla qualità di vita del paziente» ha affermato Iain McInnes, professore di Medicina sperimentale e Reumatologia all’Università di Glasgow, Scozia e membro del RAISE Patient Needs Panel Steering Group. «Più della metà dei pazienti intervistati sentono che le loro vite sono condizionate dai sintomi dell’artrite reumatoide, dimostrando un chiaro bisogno di opzioni terapeutiche più efficaci».
Circa il 25 per cento delle persone con AR attualmente in terapia con un farmaco autoiniettabile sottocutaneo dipende da persone conviventi o da personale sanitario per la sua somministrazione, mentre tra i pazienti che riescono a somministrarselo, il 24 per cento ha riferito di provare dolore dopo l’assunzione e il 20 per cento irritazione nel sito di iniezione. Tra coloro che si iniettano il farmaco da soli, circa il 20 per cento ha descritto il processo per certi versi sempre difficoltoso, evidenziando la necessità – ancora spesso non soddisfatta – di dispositivi di auto somministrazione di agevole impiego e di formulazioni meno dolorose. I pazienti, inoltre, sarebbero disponibili a provare un nuovo biologico caratterizzato da: efficacia mantenuta nel tempo (76 per cento), somministrazione mensile (75 per cento), semplici istruzioni d’uso (69 per cento), autoiniettore più facile da utilizzare (66 per cento) e un minor numero di reazioni nel sito di iniezione (56 per cento).
«I risultati dell’indagine ci ricordano l’importanza della comunicazione tra medico e paziente e la necessità di ampliare la discussione, così da includere i vari aspetti legati all’artrite reumatoide, tra cui l’impatto della malattia sulla qualità di vita» ha detto Gerd Burmester, professore di Medicina al Dipartimento di Reumatologia e Immunologia clinica presso il Policlinico universitario Charité dell’Università di Berlino (Germania) e membro del RAISE Patient Needs Panel Steering Group. «Comprendere i punti di vista e le aspettative dei pazienti può fornire ai reumatologi una valida prospettiva e aiutarci a sviluppare le nostre strategie di gestione e trattamento».
Oltre a valutare l’impatto della convivenza con la malattia e identificare opportunità di miglioramento nella comunicazione tra medico e paziente e nel supporto che quest’ultimo può ricevere dal medico, l’indagine ha anche cercato di determinare come le terapie biologiche possano aiutare a rispondere a un bisogno non soddisfatto e a meglio comprendere gli atteggiamenti dei pazienti rispetto alle terapie attualmente disponibili.
Ulteriori risultati dell’indagine
Terapie biologiche - Il campione intervistato includeva sia pazienti sottoposti a terapia biologica sia pazienti mai trattati con biologici, ma eligibili alla terapia sulla base di un ampio spettro di criteri. Dei pazienti attualmente in terapia con un anti TNF-alfa, più di tre quarti hanno affermato che il trattamento riduce l’entità del dolore articolare e del gonfiore e il 71 per cento conferma che è ben tollerato. Solo all’11 per cento dei pazienti eligibili era stata raccomandata una terapia biologica da parte del proprio medico. La maggior parte dei pazienti eligibili al trattamento con un biologico sarebbe disponibile a provare un farmaco iniettabile se il prodotto fermasse l’evoluzione della malattia (89 per cento), se alleviasse più sintomi per un periodo di tempo maggiore (86 per cento), se non provocasse dolore durante l’iniezione (75 per cento) e se fosse di facile uso (73 per cento).
Trattamenti attuali – In totale, il 66 per cento dei pazienti con AR intervistati afferma che la loro attuale terapia offre solo un sollievo di breve durata, mentre quasi il 20 per cento crede che il farmaco dia risultati poco stabili nel tempo. Inoltre, i pazienti identificano nel dolore e nel disagio che provano nel sito di iniezione gli svantaggi legati alla tollerabilità del loro trattamento attuale.
«Quest’indagine di ampio respiro fornisce indicazioni chiave su come i pazienti con artrite reumatoide vivano la loro malattia e su come la terapia possa influire sulle loro capacità di gestirla» ha affermato Bernard Combe, professore di Reumatologia all’Hôpital La Peyronie di Montpellier, Francia, e membro del RAISE Patient Needs Panel Steering Group. «Quasi il 20 per cento degli intervistati ha riferito che la loro terapia attuale produce risultati non stabili nel tempo, il che conferma che esiste un bisogno significativo di nuove opzioni terapeutiche per questa popolazione di pazienti».
L’indagine RAISE sui bisogni dei pazienti
L’indagine RAISE è parte di un’iniziativa educazionale volta a "fotografare" la gestione e il trattamento dell’AR dal punto di vista sia degli operatori sanitari sia dei pazienti. Il primo programma intrapreso in questo ambito è stato un’indagine su larga scala concepita per meglio comprendere le percezioni dei pazienti con AR e la loro terapia, definire il loro punto di vista sui bisogni non soddisfatti e aumentare la consapevolezza dei medici sulle percezioni dei loro pazienti e sui loro bisogni terapeutici non soddisfatti. L’indagine è stata condotta tra ottobre e dicembre 2008.
Sono stati intervistati 586 pazienti, di cui circa 30 mai sottoposti a trattamento con biologici e 35 attualmente in terapia con farmaci anti TNF-alfa, per ciascuno dei nove Paesi in cui è stata svolta l’indagine (Canada, Francia, Germania, Grecia, Italia, Olanda, Regno Unito Spagna e Svezia).
Lo sviluppo dell’indagine è stato guidato dal RAISE Patient Needs Panel Steering Group, composto dai reumatologi Gerd Burmester, Bernard Combe e Iain McInnes. In aggiunta, un panel di 53 reumatologi dei nove Paesi partecipanti ha contribuito all’indagine a livello nazionale. Anche due associazioni di pazienti hanno avuto l’opportunità di rivedere il questionario e indicare le domande che ritenevano importante includere in quest’iniziativa.
L’indagine finale comprendeva – senza peraltro limitarsi a queste – domande su diagnosi di AR e visite del medico, metodi per ottenere informazioni e supporto per la gestione dell’AR, convivenza quotidiana con la malattia e opinioni dei pazienti circa la loro terapia attuale.
L’artrite reumatoide
L’artrite reumatoide (AR) è una malattia cronica e invalidante che colpisce oltre tre milioni di persone in Europa. I segni e i sintomi dell’AR includono dolore, rigidità e movimento limitato di diverse articolazioni. Questa malattia, essendo evolutiva, può causare deformità articolari permanenti e grave invalidità, qualora non venga diagnosticata precocemente o il trattamento iniziale sia ritardato. L’AR può insorgere a qualsiasi età, ma è molto frequente nei soggetti adulti di età compresa tra 30 e 50 anni ed è da due a tre volte più frequente nelle donne, rispetto a quanto registrato negli uomini. L’eziologia dell’AR è ancora sconosciuta, benché alcuni fattori genetici possano contribuire allo sviluppo di questa malattia.