Arriva Bridion (sugammadex), primo e unico antagonista selettivo del blocco muscolare indotto da miorilassanti che permette risvegli più rapidi e più sicuri,
accelerando le procedure e riducendo i tempi tra un intervento e l’altro.
Prima grande innovazione introdotta in questo campo da venti anni a questa parte,
sugammadex libera rapidamente dagli effetti dell’anestesia la muscolatura del paziente che riprende a respirare autonomamente con un vantaggio in termini
di sicurezza e di un più efficiente utilizzo delle sale operatorie.
Roma, 10 dicembre 2009 - Si chiama Bridion (sugammadex) la rivoluzione in
anestesiologia. Prima innovazione in materia da venti anni a questa parte, consente di accelerare le procedure della sala operatoria, rendendola così disponibile per successivi interventi. Ma non è questo l’unico vantaggio offerto dal farmaco. Sul piano della
sicurezza, la molecola (sugammadex), oltre a rendere più veloci le procedure
postoperatorie, mette il paziente in condizione di riprendere a respirare autonomamente dopo che è stato estubato, contrastando, entro soli tre minuti, il blocco neuromuscolare prodotto da rocuronio e vecuronio, due derivati del curaro. Questi ultimi sono dei
miorilassanti usati in anestesiologia per consentire al chirurgo di agire nel campo operatorio con una muscolatura del paziente completamente rilassata.
In Italia ogni anno vengono eseguiti oltre 3 milioni di interventi chirurgici che, per la loro complessità e delicatezza, mettono sotto forte pressione il sistema sanitario in generale e il sistema ospedaliero in particolare, in termini sia economici che organizzativi.
Per medici, anestesisti e direttori sanitari oggi l’imperativo è coniugare efficienza e sicurezza, riducendo o eliminando in primo luogo i tempi morti tra un intervento e l’altro.
Soprattutto nelle strutture più complesse, le attività chirurgiche e, quindi, le procedure anestesiologiche, devono essere ottimizzate in ogni fase: valutazione preoperatoria, procedura intraoperatoria, controllo postoperatorio.
“La modalità di approccio al lavoro in sala operatoria è profondamente mutata” – dichiara Rodolfo Proietti, Professore Ordinario presso il Dipartimento di Anestesia e Rianimazione del Policlinico ‘A. Gemelli’ di Roma – “il tempo di disponibilità di sala deve essere pienamente occupato, il cosiddetto ‘tempo morto’ tra un intervento ed il successivo deve essere ridotto al minimo, così come il tempo anestesiologico di preparazione all’intervento e i tempi di induzione e risveglio”.
Sugammadex agisce in modo del tutto innovativo incapsulando la molecola del
miorilassante e rendendola così inattiva. “Una caratteristica, questa, che lo rende paragonabile alla chiusa in un corso d’acqua.” – sottolinea Pasquale Mastronardi, Professore Ordinario presso il Dipartimento di Anestesia e Rianimazione dell’Università di Napoli, Federico II – “Così come quest’ultima consente di indirizzare in modo veloce e correggere rapidamente i flussi di acqua, evitando danni come le esondazioni, allo stesso modo sugammadex permette di gestire ‘il flusso’ del rilassamento muscolare, modulandolo secondo le necessità chirurgiche o consentendo un rapido ripristino in caso di emergenza”.
Grazie a questo farmaco, quindi, il paziente è messo in condizione di riprendere a respirare autonomamente contrastando, entro soli tre minuti, il blocco neuromuscolare indotto dagli anestetici derivati del curaro. Gli antagonisti dei miorilassanti fino a oggi disponibili agiscono invece più lentamente rispetto a sugammadex e sono spesso associati alla comparsa di alcuni effetti collaterali indesiderati fra cui, ad esempio, il disturbo del ritmo cardiaco.
Nel commentare l’evoluzione della pratica anestesiologica negli anni, Francesco
Giunta, Professore Ordinario di Anestesia e Rianimazione, Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana Università di Pisa, sottolinea che “...l’anestesiologia è oggi una vera e propria scienza che si è evoluta nel corso del tempo e garantisce oggi livelli di sicurezza una volta impensabili. Ultima novità in anestesia è sicuramente l’antagonizzazione farmacologica sicura anche per i curari che, insieme alla qualità delle diagnosi e degli interventi chirurgici, consente quasi un azzeramento del rischio in sala operatoria”.